Sostenibilità in Cina tra politica e social

Martina Segala

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Pechino ambisce a raggiungere la decarbonizzazione entro il 2060. Per farlo, il governo cinese ha investito molto sull’ utilizzo di energie alternative e, allo stesso tempo, incoraggiato le persone a seguire stili di vita più sostenibili. Come viene vista e interpretata la sostenibilità tra politica, industria e social in Cina?

La Cina negli ultimi 15 anni ha fatto passi importanti per quanto riguarda i temi su inquinamento e sostenibilità. Nel 2005, le emissioni di CO2 rilasciate in un anno raggiungevano le 25 milioni di tonnellate. Nel 2020, la cifra era di 3,18 milioni.

Nel settembre dello stesso anno, il Presidente Xi Jinping ha parlato di “carbon neutrality”, con l’intenzione di raggiungerla entro il 2060. Questo, tuttavia, implica che la Cina dovrà raggiungere il massimo livello delle emissioni di CO2 entro il 2030 e, successivamente, diminuire drasticamente.

A marzo 2021, il Congresso Nazionale del Popolo ha approvato ufficialmente il 14° Piano Quinquennale. Al suo interno sono stati definiti 4 obiettivi da raggiungere entro il 2025:

      –  Riduzione delle emissioni di CO2 del 18% rispetto ai livelli del 2020

      –  Riduzione dell’intensità energetica del 13,5% rispetto ai livelli del 2020

      –  Aumentare la copertura forestale del 24,1%

      –  Aumentare l’utilizzo di energia rinnovabile del 20%

Tuttavia, la maggior parte del consumo di energia in Cina oggi deriva ancora da risorse non rinnovabili, come il carbone. Il suo utilizzo è infatti aumentato del 4,6% su base annua, rappresentando il 56% dell’energia prodotta. Secondo i piani, la Cina ne aumenterà ulteriormente la produzione, passando da 220 a 300 milioni di tonnellate nel 2022.

sostenibilità Cina

Secondo la Goldman Sachs, la strada verso la decarbonizzazione della Cina presenta opportunità di investimento da 16 bilioni di dollari, mentre il mercato green cinese sarà il più grande al mondo, con un valore di 1 bilione di dollari.

Attualmente l’industria cinese è ancora fortemente dipendente da energia derivante da carbone a basso costo e la continua urbanizzazione del Paese rende difficile il raggiungimento degli obiettivi; le città cinesi contribuiscono per l’85% all’emissione di CO2.

Inoltre, i governi locali delle province che sono ancora molto dipendenti dal settore industriale (come Hebei, Mongolia Interna e il Guangdong) non hanno presentato un piano di azione per affrontare le questioni climatiche e raggiungere gli obiettivi prefissati nel 2020. 

Perciò, la Cina, in occasione del COP26 a Glasgow, ha pubblicato due documenti chiave: la “Working Guidance” e l’“Action Plan”, che compongono il “1+N Policy Framework”. L“1” indica la guida generale da seguire, mentre la “N” indica un numero indefinito di politiche da implementare nei settori chiave dell’economia cinese.

sostenibilità cina

I due documenti costituiscono la base delle politiche guida che il Paese intende seguire per raggiungere la decarbonizzazione entro il 2060. In particolare, l’”Action Plan” offre un quadro generale approfondito delle aree dell’economia cinese che vedranno i cambiamenti maggiori, venendo quindi lentamente ridotte e sostituite con metodi ed energia sostenibile.

Questo processo riguarda soprattutto l’industria pesante, l’agricoltura e i trasporti.

In quali settori sta investendo la Cina?

Negli ultimi 10 anni la Cina ha investito pesantemente sulle energie rinnovabili, raggiungendo una capacità di 1063 gigawatts nel 2021, corrispondente al 44,8% dell’energia totale prodotta in Cina. Nel 2021, l’energia generata da fonti rinnovabili ha raggiunto i 2,48 trilioni kWh (29,9% dell’energia totale utilizzata nel 2021).

Allo stesso tempo, si stima che l’idrogeno rappresenterà il 10-12% dell’energia utilizzata in Cina entro il 2050, 22% a livello globale. A differenza dell’Unione Europea, che dà priorità all’idrogeno pulito, la Cina ha intenzione di puntare sull’idrogeno pulito solo dopo il 2030. Ad oggi, il Paese ne produce solo il 20%; il 60% è prodotto dal carbone (idrogeno marrone) e il 25% da gas naturale (idrogeno grigio)

Infine, la Cina è il più grande produttore di veicoli elettrici (o NEV). Solo nel 2021, sono state vendute 3,52 milioni di unità (+181% rispetto al 2020) e si prevede che questo settore continuerà a crescere. Secondo il NEV Industry Development Plan, la vendita di auto elettriche costituirà il 20% del mercato delle auto in Cina.

La sostenibilità sui social in Cina

Anche sui social cinesi il tema della “sostenibilità” è diventato sempre più centrale, soprattutto per i giovani cinesi. Infatti, secondo uno studio realizzato dalla China Chain store and Franchise Association, i giovani under 35 sono i più attenti a questo tema.

L’81,8% dei consumatori che prestano maggiore attenzione alla sostenibilità hanno meno di 20 anni, contro un 76,5% delle persone over 60 che mostrano un lieve interesse al tema.

Sui social gli utenti cinesi sono molto attivi, con svariati post e hashtag dedicati. Su RED, ad esempio, hashtag come #环保 (#protezioneambientale), #可持续 (#sostenibilità) e #碳中和 (#decarbonizzazione) contano rispettivamente +1,640,000, +910,000 e +10,000 post.

La maggior parte dei post riguarda soprattutto l’adozione di uno stile di vita più sostenibile, offrendo soluzioni green che vanno da prodotti ecologici alla moda sostenibile, fino ad arrivare ai trasporti e al consumo di cibo. 

sostenibilità red

Su Douyin, cercando gli stessi hashtag, si trovano video più “tecnici”, in cui un esperto, in pochi minuti, tratta di diversi argomenti riguardo la sostenibilità. È possibile, tuttavia, trovare video in cui i KOC promuovono uno stile di vita più green, raccontando la loro giornata.

sostenibilità douyin

Su Weibo, invece, sono presenti molte organizzazioni che operano in ambito di protezione ambientale. Lo stesso Weibo ha un account ufficiale dedicato proprio a questo tema (@微博环保).

Questi contenuti hanno contribuito alla diffusione di abitudini più attente all’ambiente, come l’acquisto di prodotti di seconda mano, la ricerca di prodotti biodegradabili, riduzione dello spreco di cibo, packaging sostenibile e acquisto di prodotti locali. 

La sostenibilità per i brand in Cina

Dal 2020 il numero di aziende cinesi che intendono ottenere la certificazione B Corp è cresciuto rapidamente. Nel 2022 più di 1,500 aziende cinesi si sono registrate e 39 hanno ottenuto la certificazione.

I settori chiave dove c’è maggiore interesse da parte dei consumatori cinesi sono la moda sostenibile, il food&beverage e la cosmesi.

La sostenibilità del fashion in Cina: tra materiali green e abiti usati

Nel settore del fashion, il China National Textile and Apparel Council ha rilasciato due report nel 2021 per promuovere l’innovazione tecnologica nell’industria tessile, con l’obiettivo di supportare 30 brand chiave e 60 produttori per portare avanti le attività sull’innovazione climatica.

Sono tre le pratiche sostenibili utilizzate nel mondo fashion: utilizzare tessuti ecosostenibili, ridurre lo spreco durante la produzione (slow fashion) e dilatare il ciclo di utilizzo dei vestiti (seconda mano). 

Per quanto riguarda l’utilizzo di materiali green, Hermès ha recentemente introdotto alternative rispetto ai materiali tradizionali come pelle, pelliccia e il poliestere, presentando una collezione di borse in pelle vegana.

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Sul tema della produzione, invece, circa 26 milioni di tonnellate di vestiti vengono buttati via ogni anno solo in Cina e solo l’1% è riutilizzato o riciclato.

Questo perché nel Paese l’acquisto di prodotti di seconda mano è ancora mal visto e considerato un sinonimo di povertà, causando una produzione e uno spreco enorme solo di vestiti.

Tuttavia, le generazioni più giovani stanno superando questo pregiudizio, tanto che il mercato dell’usato sta lentamente crescendo in Cina. La Gen Z vede i prodotti usati come qualcosa di unico e sinonimo di sostenibilità, di espressione personale e di convenienza.

mercato dell'usato sostenibilità Cina

Il 50% di chi acquista soprattutto abbigliamento di lusso di seconda mano sono Millennial e Gen Z.

Food&Beverage: salute, sicurezza e prodotti vegetali

Nell’economia cinese il settore food&beverage è tra i settori chiave, ma, allo stesso tempo, produce il 17% delle emissioni di gas serra a livello globale, posizionandosi al terzo posto dopo il settore dell’energia e quello edilizio.

Più del 90% dei produttori f&b emettono CO2 attraverso processi indiretti come la produzione di materie prime, packaging e logistica.

Molte aziende hanno preso a cuore il tema della sostenibilità, implementando alternative, tenendo a mente anche i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori cinesi.

L’aumento dell’attenzione sul benessere del proprio corpo e sulla protezione ambientale ha messo in primo piano fattori come qualità, gusto e sicurezza e divenuti fondamentali prima dell’acquisto. I consumatori cinesi sono disposti a spendere di più per i brand sostenibili.

Lo stesso governo ha incoraggiato le persone a seguire diete più salutari e sostenibili, diminuendo il consumo di carne e di latticini, promuovendo cibo organico non inquinante, sicuro e di alta qualità. La tendenza del “cibo vegetale” sta lentamente emergendo sul mercato cinese.

Nel 2021, l’azienda americana Beyond Meat apre il suo primo stabilimento in Cina insieme all’apertura del proprio store online su JD.com. Quest’anno ha aperto anche su Pinduoduo per rispondere alla crescente domanda di cibo vegetale nel paese. Euromonitor International stima che il mercato varrà 12 miliardi USD entro il 2023.

Infine, i consumatori cinesi oggi tendono a privilegiare i prodotti locali, considerati più sicuri ed ecologici grazie anche ai molti investimenti sugli standard di qualità e sicurezza voluti dal governo.

Cosmesi: prodotti naturali e packaging sostenibile

Il concetto di benessere del corpo si estende anche nel settore della cosmesi. I consumatori cinesi chiedono infatti prodotti naturali e di qualità, come l’acido ialuronico e retinoidi.

La Cina è tra i mercati con la domanda maggiore di prodotti di clean beauty, con un 90% dei consumatori disposti a comprarli.

Grandi nomi come Dior e Hermès hanno introdotto rossetti “ricaricabili” nelle loro collezioni. Prodotti simili sono stati lanciati anche da brand meno noti come La Bouche Rouge, che ha presentato una collezione di rossetti con 33 colori diversi, realizzati senza plastica, “ricaricabili” e packaging ecosostenibile.

L’inglese Ren Clean Skincare ha lanciato il primo giugno su Weibo una campagna marketing con il cantante Evan Lin (10 milioni di follower). Il focus verte sugli ingredienti vegetali e sul packaging riciclabile. Il post ha raggiunto le 2 milioni di visualizzazioni e più di 870 mila condivisioni sul profilo del cantante.

Infine, la Cina è anche il più grande produttore di plastica al mondo. Nel 2020, sono state prodotte circa 90,87 milioni di tonnellate di plastica e 3 miliardi di borse di plastica vengono usate in Cina ogni giorno, mentre nel mondo vengono prodotti più di 120 miliardi di confezioni di plastica.

La plastica biodegradabile è ancora in fase iniziale di sviluppo e commercializzazione. Nel 2021, erano circa 42 mila aziende registrate che si sono concentrate sulla produzione di plastica riciclabile, portando un aumento del 59,4% su base annuale. Anche nell’ultimo Piano Quinquennale è stata inserita una parte dedicata al riciclo della plastica.

Negli ultimi anni, la Cina sta vivendo il suo più grande sviluppo economico e sociale, il quale ha avuto enorme impatto sul pianeta. Nei prossimi anni gli obiettivi di crescita non diminuiranno; riuscirà la Cina a intrecciare le sua ambizioni economiche con la sostenibilità?  

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Value China, società esperta nello sviluppo di soluzioni digitali e consulenza per il mercato cinese, è primo partner ufficiale di ByteDance e Tencent in Italia.

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