Il settore dei servizi in forte crescita in Cina dopo il Coronavirus

William Vidoni

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Il ritorno alla crescita del settore dei servizi in Cina è stato trainato da un forte aumento delle nuove attività commerciali. Mentre l’economia si sta riprendendo dalle misure di contenimento del virus

Il settore dei servizi in Cina ha registrato una forte ripresa a maggio. Registrando la prima crescita dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus all’inizio di quest’anno, in quanto sono stati allentati i rigidi controlli volti a contenere la pandemia, come ha mostrato un sondaggio privato di mercoledì.

L’indice Pmi elaborato da Caixin/Markit che si concentra sulle piccole imprese private, è salito a 55,0 a maggio da 44,4 ad aprile. Un valore superiore a 50,0 indica una crescita dell’attività del settore, mentre un valore inferiore indica una flessione.

L’ultima rilevazione è stata la più alta dall’ottobre 2010.

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La ripresa del settore dei servizi, un importante generatore di posti di lavoro che l’anno scorso ha rappresentato circa il 60% dell’economia, è stata trainata da un forte aumento delle nuove attività commerciali nazionali al livello più alto degli ultimi 10 anni.

L’export è rimasto comunque sotto le stime. Dato che la pandemia ha colpito duramente i mercati d’esportazione cinesi, con l’indice degli ordini nettamente in calo per il quarto mese consecutivo.

Occupazione in calo

Anche l’occupazione di settore ha continuato a registrare una contrazione, seppure a un ritmo più lento.

“Il settore dei servizi ha accelerato la ripresa con la riduzione delle misure di blocco. Anche il settore manifatturiero ha subito una flessione, ma trainato dalla domanda interna”, ha dichiarato Dan Wang, analista dell’Economist Intelligence Unit.

“Dal momento che gli affari con l’estero rimangono modesti, l’aumento della produzione manifatturiera potrebbe portare ad un eccesso della produttività nel corso dell’anno.

Una donna lavora in una fabbrica di giocattoli
Foto di: Carl Nenzen Loven

“L’occupazione nel settore privato si è ulteriormente ridotta a causa della chiusura di un numero sempre maggiore di piccole imprese”. Prevediamo che il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre in Cina raggiungerà il 18%”.

L’indice manifatturiero PMI, Caixin è passato da 47,6 ad aprile a 54,5 a maggio, la più crescita più importante dal gennaio 2011.

“L’occupazione nel mercato dei servizi è rimasta preoccupante”, ha dichiarato Wang Zhe, economista senior di Caixin Insight Group. “La maggior parte delle aziende partecipanti al sondaggio ha espresso cautela riguardo alle nuove assunzioni, facendo riferimento al “taglio dei costi e al miglioramento dell’efficienza”

“In generale, l’aumento della domanda e dell’offerta non è stato ancora in grado di compensare completamente le ricadute della pandemia, ed è necessario più tempo perché l’economia torni alla normalità. ” ha detto Wang, osservando che il tasso di occupazione combinato è rimasto negativo.

Una sfida per il governo

Tuttavia, le aziende sono “relativamente ottimiste sullo sviluppo dell’economia, aspettando che vengano attuate le politiche annunciate durante la sessione annuale della legislatura cinese”, continua Wang.

La tutela dei posti di lavoro è emersa come la priorità assoluta per Pechino dopo che quest’anno, per la prima volta dal 2002, rinunciando alla crescita economica.

L’economia cinese ha subito una forte frenata del 6,8 per cento nel primo trimestre del 2020 a causa di un rigido blocco all’inizio dell’anno, con una crescita che difficilmente si avvicinerà al tasso del 6,1 per cento registrato nel 2019.

Lavoratori operativi nel loro ufficio
Foto di: Lycs

La gravità del fenomeno ha messo in evidenza la sfida che il governo centrale deve affrontare per rimettere l’economia in carreggiata.

La difficoltà nel rilanciare il sistema dei servizi in particolare, che rappresenta la maggior parte dei posti di lavoro nel Paese, rappresenta un test importante per il partito comunista al potere, che ha puntato sulla stabilità e sul ringiovanimento economico.

Mentre l’economia interna cinese sta lentamente migliorando rispetto alle sferzate del primo trimestre, la ripresa è stata frenata dall’impatto della pandemia sulla domanda in Europa e negli Stati Uniti.

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Pechino ha liberato una serie di misure per rilanciare l’economia, tra cui il rilascio di bond speciali, la riduzione dei tassi di prestito, le esenzioni fiscali e l’innalzamento del rapporto deficit fiscale/PIL al 3,6% del prodotto interno lordo.

Anche la produzione nelle fabbriche cinesi più piccole è migliorata notevolmente nel mese di maggio, secondo i dati diffusi lunedì.

Il PMI manifatturiero di Caixin è salito a 50,8 il mese scorso, il suo livello più alto da gennaio, dal 49,4 di aprile.

Tuttavia, secondo gli analisti, ci sono state poche indicazioni di una marcata ripresa del ritmo generale della crescita economica.

Il PMI ufficiale, che ha coinvolto le fabbriche più grandi rispetto all’indagine privata Caixin/Markit, pubblicata domenica, ha mostrato una crescita del settore in leggero rallentamento, anche se ancora positiva.

“Nel complesso, sia il PMI ufficiale che il PMI di Caixin sono stati più ottimisti del previsto a maggio”, ha detto Chen Dafei, un analista senior di Orient Securities, aggiungendo che i settori del commercio e dell’ospitalità della Cina sono tra quelli che frenano l’economia da una piena ripresa.

Chen è rimasto “cautamente ottimista sulla situazione economica generale nella seconda metà dell’anno”, aggiungendo che il fatto che il PMI intervisti solo le aziende che sono sopravvissute alla crisi può essere fuorviante.

“Il recente taglio delle imposte e delle tasse sarà senza dubbio d’aiuto, ma solo se si riuscirà a sopravvivere”, ha aggiunto Chen.

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