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Pechino boccia la Carbon Border Tax dell’Unione Europea

L’Unione Europea pensa ad una Carbon Border Tax per tassare i prodotti provenienti da quei paesi poco sensibili al tema ambientale. Pechino boccia l’iniziativa definendola una violazione degli Accordi di Parigi.

La lotta al cambiamento climatico è uno dei grandi temi dell’attualità e spesso causa di diatribe e incomprensioni tra i governi mondiali. Gli Accordi di Parigi, siglati nel dicembre 2015 da 195 paesi, dovrebbero essere il framework nel quale operare e concertare azioni e risposte.

La decisione di Washington di lasciare non gioverà certo l’attuazione degli accordi. La Cina, dal canto suo, ha sempre ribadito l’importanza della causa ambientalista e non ha perso tempo nel condannare l’amministrazione Trump per il suo ritiro dagli accordi. Non a caso, poche settimane fa, durante il CIIE di Shanghai il Presidente Xi ha siglato insieme al suo omologo francese Emmanuel Macron una dichiarazione per stabilire l’irreversibilità degli Accordi di Parigi.

La Carbon Border Tax dell’Unione Europea

Nel Vecchio Continente, con i mille se e ma, la causa della lotta ai cambiamenti climatici è sempre stata molto avvertita. In particolare dalla nuova Commissione, che dovrebbe insediarsi ed iniziare i suoi cinque anni di vita il prossimo 1 dicembre.

La neo eletta Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha sempre avuto un’accesa anima green, e vuole rendere la causa ambientalista uno dei capisaldi del suo percorso politico. Come ha recentemente dichiarato:<< Se c’è un ambito in cui il mondo ha bisogno della nostra leadership, si tratta di proteggere il nostro clima. Questo è un problema esistenziale per l’Europa e per il mondo. Come può non esistere quando l’85% delle persone in estrema povertà vive nei 20 paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici? Come può non esistere quando vediamo Venezia sott’acqua, le foreste del Portogallo in fiamme o i raccolti della Lituania ridotti della metà, a causa della siccità? Non abbiamo un momento da perdere nella lotta ai cambiamenti climatici. Più velocemente l’Europa si sposta, maggiore sarà il vantaggio per i nostri cittadini, la nostra competitività e la nostra prosperità >>.

Fonte: EU Observer

Proprio recentemente, il neo Commissario per il clima Frans Timmermans ha proposto una nuova “tassa di frontiera”, la carbon border tax. In sintesi, imporre un dazio doganale a quei prodotti proveniente da tutti quei paesi che hanno norme ambientali poco rigide. Una sorta di “protezionismo climatico” all’europea insomma. Una delle ragioni a sostegno della nuova tassa è quella di far in modo che le imprese e fabbriche non lascino l’Europa per trasferire la produzione in paesi con scarsa attenzione per l’ambiente. Il neo Commissario non ha rilasciato maggiori dettagli ma ha confermato l’inizio dei lavori.

Pechino boccia la proposta europea

Pechino boccia però l’iniziativa. Per la Cina la decisione europea viola gli accordi presi a Parigi. Come sottolineato dal vice Ministro per l’Ambiente Zhao Yingmin, la decisione di Bruxelles, unita alla volontà di Washington di abbandonare gli accordi parigini, rischia di smorzare gli sforzi congiunti a livello internazionale per trovare una soluzione ai cambiamenti climatici. Come dichiarato in conferenza stampa dal vice Ministro:<<Dobbiamo mandare un segnale politico forte nel sostenere il multilateralismo […] dobbiamo impedire che l’unilateralismo e il protezionismo danneggino la crescita globale e la voglia dei paesi di combattere i cambiamenti climatici>>.

Ovviamente la tassa europea avrebbe come conseguenza un aumento del prezzo dei prodotti cinesi in Europa, e questa è, per Pechino, una delle violazioni degli Accordi di Parigi.

Che la nuova tassa rischi di creare tensioni tra i rapporti sino-europei?



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