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Il gigante cinese Tecno, sconosciuto nella sua Madrepatria, domina in Africa

Uno dei maggiori produttori di smartphone cinesi ottiene uno straordinario successo a migliaia di chilometri di distanza dalla Madrepatria, senza aver venduto neppure un telefono in Cina.

In un mondo in cui i “cellulari intelligenti” occupano un ruolo centrale nella nostra quotidianità, probabilmente la maggior parte dei lettori penserà di conoscere a menadito tutte le marche di smartphone in commercio, ma probabilmente questa volta la tecnologica Cina stupirà anche i più accorti.

Avete mai sentito parlare di Tecno, il marchio cinese che ha conquistato l’Africa?

Pressoché sconosciuto nel mondo occidentale, Tecno (società sussidiaria di Transsion), in un continente che conta più di un miliardo di abitanti, ha soppiantato grandi marchi internazionali come Samsung e Apple.

Nelle città di Lagos, Nairobi e Addis Abeba, le strade sono inondate dalle vetrine colore blu vivo del marchio di punta della Transsion, Tecno. In Cina, l’azienda non ha un solo negozio e la sua imponente sede centrale, situata nella megalopoli meridionale di Shenzhen, passa quasi inosservata tra i grattacieli delle più famose aziende tecnologiche cinesi.

Il percorso del successo di Tecno è stato molto diverso da quello di altri importanti produttori di smartphone cinesi come Huawei e Xiaomi, che sono stati avviati in Cina prima di espandersi all’estero.

Transsion, con il brand Tecno, al contrario, ha praticamente costruito la sua attività in Africa, Paese che non ha assolutamente intenzione di lasciare.

Selfie a misura d’utente

Concentrandosi sulle caratteristiche degli smartphone del gigante cinese, è facile comprendere il perché di tanto successo. Innanzitutto, come afferma il Vice presidente di Transsion, Arif Chowdhury, gli obiettivi dei dispositivi Tecno sono stati ottimizzati: “le nostre fotocamere sono dotate di particolari funzioni che regolano la luce in modo da ottenere una resa ancora migliore dei soggetti con la pelle scura”.

Perché questa attenzione? George Zhu, fondatore di Transsion, dopo aver trascorso quasi un decennio viaggiando in Africa come direttore delle vendite per un’altra società di telefonia mobile, si rese conto di come la vendita di smartphone nei mercati sviluppati non sarebbe stata la giusta strategia.

Nel primo decennio degli anni 2000, il governo cinese, come parte della sua strategia “Going Out”, incoraggiò gli imprenditori a guardare all’estero, e in particolare ai Paesi africani. In effetti, all’epoca, gli smartphone si stavano già diffondendo rapidamente in Cina, mentre in Africa questi dispositivi erano ancora un lusso molto raro. Ora le tendenze sono cambiate: anche grazie ad aziende come Transsion, che vende dispositivi ad un prezzo molto economico, sono sempre di più i cittadini africani che utilizzano gli smartphone. Un numero che potrebbe raggiungere cifre astronomiche.

 

 

 

Creare prodotti ad hoc per i consumatori

Nel 2006, Zhu ha lanciato Tecno in Nigeria, partendo dunque dal paese più popoloso dell’Africa. Sin dall’inizio, il motto della società cinese è stato “pensare in maniera universale, ma agire in maniera locale“. Chiaro che con queste parole ci si riferiva alla produzione di telefoni che rispondessero ai bisogni specifici del popolo africano.

“Quando abbiamo iniziato il nostro business in Africa, ci siamo accorti che le persone avevano diverse carte SIM nel loro portafoglio”, afferma Chowdhury. Effettivamente, durante tutto l’arco della giornata, gli utenti si ritrovavano a cambiare freneticamente le SIM per evitare gli alti costi aggiuntivi che gli operatori avrebbero potuto addebitare per le chiamate a reti diverse. E chiaramente era impossibile permettersi due telefoni: da qui l’idea di Chowdhury di creare dei telefoni con la doppia SIM, in modo da trovare una soluzione a questo problema.

A questa innovazione ne sono seguite altre: Transsion infatti, ha aperto centri di ricerca e sviluppo in Cina, Nigeria e Kenya per trovare modi che attraessero maggiormente gli utenti africani. Uno dei punti di svolta è stata l’aggiunta delle lingue locali (come l’amarico, l’hausa e lo swahili) alle tastiere dei telefoni.

L’importanza della batteria

Avvicinarsi ai bisogni dei propri utenti è fondamentale quando si decide di entrare in un mercato estero, e questo aspetto la Cina l’ha saputo cogliere molto bene.

Nel caso degli smartphone per l’Africa, una batteria molto duratura era fondamentale per il loro successo. In effetti, in alcuni posti come la Nigeria, il Sudafrica e l’Etiopia, il governo taglia spesso l’elettricità per risparmiare energia, rendendo impossibile alle persone ricaricare i propri telefoni per ore. Secondo Chowdhury, nei mercati meno sviluppati, come la Repubblica Democratica del Congo, i consumatori talvolta arrivano a dover percorrere 30 chilometri per ricaricare uno smartphone al mercato locale, chiaramente a pagamento. Chiaro dunque che, per questo target di consumatori, una maggiore durata della batteria è una benedizione.

Questa strategia ha avuto subito successo, tanto che Sewedo Nupowaku, CEO della società di intrattenimento Revolution Media di Lagos, ha affermato di aver sostituito il suo Samsung S3 con un Tecno L8 proprio questo motivo. “Posso passare 24 ore a parlare e navigare costantemente con questo telefono, senza nessun problema. Cosa impensabile per un Samsung”.

Un altro punto di forza di Tanssion è il suo prezzo. Tre sono i marchi del colosso cinese: Tecno, Infinix e Intel. La maggior parte degli smartphone e delle loro funzioni si aggira tra i 15 e i 200 dollari, cifre che battono assolutamente la concorrenza.

Il successo di Tecno in Africa

Meno di un decennio fa, i telefoni cinesi erano molto rari in Africa. Nel 2010, Nokia e Samsung hanno dominato le vendite in tutto il continente. Nella prima metà di quest’anno, la quota di mercato di Nokia era crollata e Samsung vendeva solo un telefono su 10. Osservando il grafico sottostante prodotto dalla CNN, è evidente che i brand in rialzo nel 2018 sono stati solo Transsion (che da solo ha conquistato un terzo del mercato africano) e Tecno (con il 16% delle vendite).

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