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L’Italia promotrice della Nuova Via della Seta in Europa

Roma sta incrementando gli investimenti cinesi in settori cruciali per il Paese, rendendo evidente la volontà di creare relazioni sempre più strette con la Cina attraverso la candidatura per un ruolo primario nell’iniziativa “One Belt one Road”.

Due sono i programmi, tra loro complementari, che distinguono la cosiddetta “Belt and Road Initiative” (conosciuta anche con l’acronimo BRI), ovvero la Silk Road Economic Belt e la Maritime Silk Road. Esse, oltre a configurarsi come strategie di carattere economico, sono progetti con un forte valore anche da un punto di vista diplomatico e finanziario nello sviluppo di strategie a lungo termine tra le due nazioni.

Le città chiave dell’antica Via della Seta possono essere identificate con Xi’an e Roma, ovvero le capitali dei principali imperi che rappresentavano la testa e la coda dell’importante rotta commerciale dell’epoca. La finalità degli accordi che la Cina sta stipulando con i Paesi ubicati lungo questa traiettoria è proprio quella di riuscire a creare delle connessioni a lungo raggio agevolate ed efficienti che migliorino i collegamenti e la cooperazione nell’Eurasia, riportando in auge la grandiosa Via della Seta dell’antichità.

 

L’Italia prende le redini dell’ingresso della Nuova Via della Seta

Stando a quanto dichiarato dal sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico, Michele Geraci, Italia e Cina si stanno preparando alla firma di un protocollo d’intesa che estenda all’Italia il massiccio programma di spesa del progetto “One Belt One Road” in settori cruciali, come quello delle ferrovie, delle compagnie aeree, dello spazio e della cultura.

Una manovra, quella dell’Italia, che sembra differenziarsi molto dalla modalità di agire del governo precedente. In effetti, è lo stesso Geraci (il quale, tra le altre esperienze, ha trascorso anche un decennio a Shanghai dove ha insegnato finanza) ad affermare: “Siamo molto diversi dal precedente governo. Stiamo cercando di non ignorare la Cina come è stato fatto in passato”.

Inoltre, le parole dello stesso sottosegretario, “stiamo cercando di vedere come l’Italia possa essere il principale partner dell’Unione Europea nell’iniziativa Belt and Road”, rendono evidente il fatto che la nuova coalizione di governo italiana, che sta facendo fronte con i limiti del debito e del deficit dell’Unione Europea, punta sul valore degli investimenti dalla Cina. E allo stesso tempo, il Dragone, desideroso di conquistarsi un grande Paese europeo come partner, potrebbe sicuramente essere attratto dalla posizione cruciale dell’Italia nel Mar Mediterraneo.

Il consolidamento dei rapporti tra Italia e Cina nell’ambito della Nuova Via della Seta

In uno scenario di scetticismo europeo verso l’iniziativa della One Belt One Road, l’Italia ha deciso di puntare alla Cina, rafforzando i rapporti tra i due Paesi. L’Italia infatti, potrebbe diventare la prima nazione dell’Unione Europea, oltre che il primo membro del G7 a firmare il memorandum di intesa sulla Via della Seta.

In quest’ottica dunque, è semplice comprendere la motivazione e l’importanza delle frequenti visite di esponenti italiani a Pechino. Dopo l’approdo del ministro dell’economia Giovanni Tria, è stata la volta di Di Maio che ha addirittura dichiarato: “Vorremmo chiudere il memorandum già alla mia prossima visita a novembre a Shanghai”.

Il memorandum tra Italia e Cina permetterà anche alla compagnia aerea Alitalia di risollevarsi dopo un travagliato periodo; inoltre, Geraci ha affermato che vorrà lavorare con la Cina anche sulla tecnologia dei pagamenti, promuovendo l’utilizzo di servizi come WeChat Pay e Alipay, oltre che sulle joint venture in Africa.

Il ministro Giovanni Tira, questa settimana incontrerà a Milano il numero due del più grande fondo sovrano del mondo, China Investment Corporation. All’inizio del 2019 infatti, è prevista la conclusione dell’accordo per creare un fondo di investimento italo-cinese sui due mercati. In questa strategia, anche i porti italiani ricoprono un ruolo cruciale: i porti del Nord Adriatico e del Nord Tirreno infatti, potrebbero diventare dei punti di approdo naturali per il ramo marittimo della via commerciale cinese.

Il porto di Trieste sembra in pole position tra quelli preferiti dagli investitori cinesi; Pechino è alla ricerca di un porto nel Mar Adriatico del Nord perché il trasporto via terra potrebbe ridurre di molto i costi e la città sopramenzionata potrebbe essere la soluzione più adeguata, dato che la sua posizione estremamente favorevole potrebbe, ampliare la capacità logistica degli investimenti cinesi, oltre che la logistica.

L’Italia è una nazione ricca di molte risorse e dunque il legame tra Roma e Pechino non può che portare benefici ad entrambe le parti. La conclusione prossima del memorandum tra i due Paesi permetterà all’Italia di godere di un posto privilegiato tra le relazioni che la Cina sta instaurando con l’Europa, intervenendo in un Paese per volta. È sempre più evidente come La Nuova Via della Seta, inaugurata nel 2013 dal Presidente Xi Jinping e in dirittura d’arrivo, sia una grande opportunità per la Cina: in questo modo infatti, sarà più semplice per le imprese italiane proporsi sui mercati coinvolti nella nuova iniziativa One Belt One Road nel più breve termine.

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